aromi alloro, 1 chiodo di garofano, 7 bacche di ginepro
passata di pomodoro circa 300 grammi o più
3 carote, 1 cipolla, 2 spicchi d’aglio e un gambo di sedano da lasciare macerare con vino e carne
1 bottiglia vino rosso
Lasciate marinare la carne la notte prima in un buon vino rosso con carote, cipolla, aglio e le varie spezie. Il giorno dopo rimuovete l’aglio, ginepro e chiodi di garofano (da tenere da parte per un secondo momento) e frullate il resto delle verdure. Lasciate dorare questo trito in olio d’oliva e burro. Aggiungete la carne e i chiodi di garofano e bacche di ginepro. Fate soffriggere su tutti i lati prestando attenzione a non bucare la carne con la forchetta per evitare che perda i suoi sughi. Aggiungete il vino della sua marinatura e fate cuocere per 45 minuti senza coperchio a fiamma media. Aggiungete la passata di pomodoro, il sale e cuocere a fiamma bassa e coperchio chiuso per circa 2/3 ore. Usando una bella pentola in ghisa la cottura risulterà migliore e ben uniforme. Si accompagna molto bene alla polenta.
Plum cake semplicissimo e veloce che si presta a diverse varianti. Si utilizza il vasetto di yogurt con misurino e io metto tutto nel robot quindi velocissimo. Versate il composto in uno stampo da plum cake e cuocete a 170° forno ventilato per 40 minuti e 5 minuti a forno spento per completare la cottura, se necessario.
Ingredienti
2 uova
1 vasetto di yogurt ( a me piace alla vaniglia – ma in base alle varianti che volete sperimentare scegliete l’aroma che più vi aggrada)
1 vasetto e 1/2 di zucchero (io ne metto meno)
3 vasetti farina
1 vasetto olio di arachidi o di semi
un pò di scorza di limone
1 bustina di lievito
A questa base potete aggiungere ad esempio le gocce di cioccolato.
Variante all’arancia
Aggiungete agli ingredienti un’arancia biologica frullata con tutta la sua buccia e gocce di cioccolato. Invece delle farina 00 io uso la farina integrale con un paio di cucchiai di cacao e sostituisco lo zucchero bianco con quello di canna. Se il composto è troppo liquido aggiungete un cucchiaio di maizena.
Variante alla frutta caramellizzata banana/mele/ananas o fragole/frutti di bosco
Usate lo yogurt alla banana/mela/ananas e aggiungete un paio di banane/mele/ananas (va bene anche sciroppato) che potete caramellare con un pò di zucchero di canna e adagiare sul fondo dello stampo.
Nel caso della variante fragole o dei frutti di bosco scegliete lo yogurt dell’aroma della frutta scelta e aggiungete al composto la frutta fresca.
Variante alle mele o alle pere
Aggiungete pezzetti di mela o di pera, cannella e nocciole. Se lo trovate usate lo yogurt alle nocciole.
Variante al cocco
Invece di 3 vasetti di farina usate 2 vasetti di farina di cocco + 1 vasetto di farina 00. Scegliete quindi lo yogurt al cocco e a fine cottura spolverate un pò di cocco sul plum cake. Anche qui se volete potete unire all’impasto le gocce di cioccolato.
Variante al cioccolato
Invece di 3 vasetti di farina usate 2 vasetti di farina e 1 vasetto di cacao amaro. Per avere una torta più grande potete scegliere lo yogurt greco e unire anche qui le gocce di cioccolato.
Variante alle carote
Aggiungete all’impasto due carote grattuggiate e scolate dalla loro acqua. 50 grammi di mandorle e un pò di scorza e succo d’arancia. Se volete a fine cottura potete spalmare sulla superficie una crema di formaggio spalmabile tipo philadelphia con zucchero a velo.
500 gr carote, 50 gr burro, 3 uova, 30 gr parmigiano grattugiato, 250 ml di latte, sale e noce moscata.
Cuocere 500 gr carote in acqua salata, scolare e frullarle. Fare insaporire in 50g di burro e aggiungere 50 gr di farina setacciata e infine 250 ml di latte. Lasciar cuocere per 15 minuti e poi togliere dal fuoco aggiungendo 30 gr parmigiano grattuggiato, una noce di burro, sale e noce moscata. Versare l’impasto in una terrina e lasciare raffreddare così da aggiungere 3 uova sbattute.
Ungete una pirofila lunga 16 cm e alta 6 cm con burro e pangrattato e fate cuocere a bagnomaria in forno per circa un’ora. In alternativa usate 4 stampini.
Potete servirla con una salsa al parmigiano. Fate scaldare circa 80 ml di latte con mezzo cucchiaino di maizena finché il composto diventa una crema morbida. Aggiungete 60 gr di parmigiano grattugiato. Ricoprite i flan con la crema e una spolverata di timo fresco.
250 g latte, 200 g farina, 30 g zucchero, 10 g lievito, 2 uova, 30 g olio di mais, un cucchiaino aceto bianco o di mele, 1/2 cucchiaino bicarbonato, burro, sale
Mescolare con una frusta tuorli, latte, olio e un cucchiaino di aceto. Aggiungere la farina setacciata, lievito e bicarbonato, zucchero e un pizzico di sale.
Montare gli albumi a neve e mescolare delicatamente al composto fino ad ottenere un impasto liscio.
In un padellino con una noce di burro versare un mestolo di composto e lasciar cuocere circa un minuto per parte. Condire con marmellata o succo d’acero o frutta.
In una ciotola versare olio, zucchero, uovo, farina integrale lievito e scorza di un mezzo limone. Mescolare fino ad avere un composto sabbioso. Rivestire con carta da forno uno stampo di 20-22 cm e versare 3/4 del composto creando i bordi un pò alti.
Preparare la crema di ricotta unendola allo yogurt e lo zucchero fino ad avere una crema liscia un pò liquida. Versare la crema nello stampo e aggiungere le amarene sciroppate, coprire con il resto del composto sbriciolato. Aggiungere la granella di nocciole.
In forno preriscaldato cuocere a 180° per 35-40 min, gli ultimi 10 min cuocere nella parte bassa del forno.
Per 4 persone: 1kg di zucca – 350 g caprino – 3 cl panna fresca – 2 rametti rosmarino – 4 rametti erba cipollina – noce moscata – qualche goccia di aceto.
Cucinate la zucca nel forno o in padella con il rosmarino e quando sarà cotta riducetela in polpa aggiungendo noce moscata, olio, sale e pepe. Una volta formata la purea di zucca utilizzate un coppapasta per posizionarla al centro del piatto. Preparate la spuma di caprino, che aggiungerete sopra la base di zucca, frullando il caprino con la panna un filo d’olio e pepe nero finchè non raggiungete la consistenza di una mousse.
Guarnite la crema di zucca e mousse di caprino con un pò di erba cipollina, gocce di aceto balsamico e se volete delle chips di zucca (basta tagliare alcune fette molto sottili di zucca e friggerle in olio) o cialde di parmigiano.
Durante le feste natalizie ho provato ad abbinare lenticchie e calamari e trovo molto piacevole questo piatto semplicissimo. Cucinate le lenticchie e poi fate soffriggere gli anelli di calamari con un po’ di olio e vino. Aggiungete un po’ di pomodorini secchi tagliuzzati e poi servite il tutto sul letto di lenticchie aggiungendo un po’ di prezzemolo fresco.
Nel mio lavoro ho la fortuna di conoscere e accompagnare persone che con coraggio si guardano dentro e trovano le parole e le emozioni per esprimere la ricchezza e la sofferenza del loro mondo interiore. Una persona a me cara ha scritto questa lettera che trovo molto bella. Con il suo consenso ho decisio di condividerla qui augurando ad ognuno di noi di poter incontrare e dialogare con il proprio/a bambino/a interiore.
Lunedì, 6 aprile 2020
Figlia mia, sono le ore 7:40 del mattino. La tua mamma compirà 27 anni fra un mese.
In questo momento della mia vita, non sei ancora parte del mio progetto, per diverse ragioni ovviamente. Prima fra tutte, non ho ancora al mio fianco il tuo papà, forse neanche lo conosco ancora. In realtà, non sono neanche tanto sicura di dovermi rivolgermi a te al femminile, sono un po’ condizionata dalle mie sensazioni secondo cui avrò una figlia femmina (semmai sarai tu, figlio, a leggere queste righe, perdonami. Ti sarai comunque accorto che hai una madre sgangherata, per cui so già che mi perdonerai).
Ho deciso di scriverti adesso questa lettera, che leggerai quando sarai abbastanza grande da recepirne il messaggio più profondo e prezioso.
Sto, anzi l’intero pianeta sta vivendo un momento molto particolare, qualcuno lo ha paragonato alle grandi guerre mondiali che hanno sconvolto il Novecento. Per fortuna, non ho vissuto quell’epoca, non so cosa voglia dire patire la fame, la violenza, la povertà, la distruzione. Tuttavia, in questi mesi a cavallo fra il 2019 e il 2020, il mondo si è fermato a causa di un virus aggressivo, altamente contagioso e talvolta anche letale, che finora ha decimato intere famiglie, in particolare fra le generazioni più anziane e fragili. È stato chiamato Covid-19, per gli amici “Coronavirus”, sicuramente ne sentirai parlare a lungo a scuola, sui libri (semmai ne resterà qualche esemplare quantomeno), su internet. Sarai pienamente informata sui fatti attorno a questa vicenda così sconvolgente, ma la mia intenzione adesso è quella di trasmetterti, dal mio punto di vista, tutto ciò che questo momento mi sta insegnando e sta suggellando dentro di me. Temo che fra qualche anno non sarò tanto lucida e la mia memoria sensoriale non sarà così vivida, per cui è adesso che te lo devo, animata dal desiderio di renderti partecipe e di farti testimone di una storia che potrai anche decidere di far tua, lungo il tuo percorso di vita.
Come ti dicevo, il mondo intero si è fermato. Io mi trovo in un bilocale a Sesto San Giovanni, in Lombardia, la regione più colpita e dilaniata da questa terribile pandemia. In altre parole, qualcuno potrebbe dire che mi trovo nel posto peggiore nel momento più sbagliato. Forse sarei potuta restare in Sicilia, circondata da più cure e affetto; forse avrei potuto scegliere di vivere questa quarantena, che dura ormai da un mese, in compagnia di qualcuno. Invece, ho scelto di vivere nella solitudine di questo appartamento, che è ormai diventato la mia casa da qualche settimana, il mio tempio e il mio porto sicuro.
Ho sempre avuto paura e terrore di restare sola, di non avere qualcuno con cui condividere le mie giornate, qualcuno con cui gioire e soffrire insieme. Sì, amore mio, soffrire. La sofferenza e il dolore fanno parte del ciclo della nostra vita, non si possono evitare né tantomeno respingere. Invece, dobbiamo accettarli e accoglierli. Per me, la solitudine è stata un motivo di estrema sofferenza, e l’ho sperimentato soprattutto nel corso dell’ultimo anno, durante il quale mi sono spesso sentita debole, vulnerabile, impotente.
Eppure, proprio adesso, proprio quando le circostanze storiche ci costringono a restare soli con noi stessi, rinchiusi nelle nostre case, lontani gli uni dagli altri, lontani dalla nostra routine fatta di contatti sociali e umani, sapere apprezzare e amare la solitudine diventa il dono più importante.
Non significa affatto diventare asociali, restare distaccati o inermi, soprattutto di fronte alla tragedia che si sta consumando là fuori. Al contrario, significa avere del tempo per pensare, riflettere e comprendere il senso di tutto, le grandi verità su noi stessi e sulla vita.
Fra i tanti poteri di questo virus, ce n’è uno in particolare che trovo sconvolgente: esso è stato ed è incredibilmente egualitario e “giusto”. Ogni essere umano, a prescindere da nazionalità, conto in banca, posizione sociale, religione, età, è stato colpito, sconvolto, e soprattutto messo di fronte alle sue più grandi paure, paure simili o diverse in base anche ai propri vissuti esperienziali. Non possiamo esimerci, non possiamo fuggire né far finta di nulla. Siamo fermi, incapaci di opporci, e le nostre più grandi paure sono proprio lì, a farci compagnia, sedute accanto a noi sul divano di casa, a fare la spesa con noi nei supermercati, così come sono insieme a tutto il personale sanitario che ogni giorno lotta con forza, coraggio e dedizione nelle corsie degli ospedali, così come siedono alle scrivanie delle autorità che emanano decreti dai palazzi del potere.
L’essere umano, per cultura più che per natura, è convinto di dover necessariamente mostrarsi una roccia impossibile da scalfire, che le emozioni siano segno di debolezza, che la sensibilità equivalga a fragilità. Ti dico una cosa, figlia mia: se c’è una paura di cui liberarsi, è proprio quella di dimostrarsi per ciò che si è realmente. Puri, autentici e onesti con se stessi, con quella vasta gamma di emozioni anche contrastanti che ci caratterizzano per natura. Bisogna gettare a terra le nostre maschere, e credo che il virus ci stia riuscendo, stia riuscendo a farci capire (almeno alle persone con un minimo di senno e intelligenza emotiva!) che non saremo mai onnipotenti, infallibili e non potremo mai essere in grado di controllare ogni cosa. Penso che questo sia un monito che la natura stessa ci abbia volutamente lanciato.
Lasciando per un attimo da parte i discorsi rivolti all’umanità, ti dico che quest’esperienza sta rappresentando per me il culmine del mio percorso di crescita, di maturità e di consapevolezza. Vedi, figlia mia, nella mia vita ho passato tanti momenti gioiosi e sereni, ma anche traumi, ferite e sofferenze che mi hanno segnata. Nel corso degli anni, ho dovuto fare i conti anche e soprattutto con i lati più oscuri e dilaniati della mia persona, ho dovuto ricompormi, pezzo dopo pezzo, e ogni esperienza, soprattutto le più dolorose, sebbene le maledicessi per tutto il male che mi stavano recando, mi ha lasciato, anzi restituito un pezzo di me, del mio animo, in tutta la sua autenticità.
Ho imparato che anch’io possiedo un giardino, e che questo va coltivato costantemente con amore e pazienza, specialmente in vista e in seguito alle tempeste che possono distruggerlo. Sono le tempeste, che sembrano spazzare via tutto ciò che di buono abbiamo, a farci capire davvero chi siamo, chi vogliamo essere, e cosa dobbiamo fare per rendere quel giardino nuovamente rigoglioso, anche più variopinto e florido di prima. Se non avessi compreso tutto questo, se non avessi riflettuto a lungo sulla mia mente e sul mio cuore, se non avessi imparato a prendermi cura di me, probabilmente non sarei stata in grado di affrontare questo momento devastante con questa rinnovata positività, di creare il mio piccolo spazio di sana solitudine dove coltivare amore.
È aria di desolazione, malattia e morte quella che si respira attorno a noi per ora, e, sai una cosa, quella della malattia e della morte è sempre stata la mia paura più grande, la più antica e radicata da quando ne ho memoria. Eppure, nonostante gli attimi di sconforto, terrore e perdita di controllo, con mia sorpresa riesco comunque ad apprezzare e a far tesoro di ogni singolo minuto di questa nuova quotidianità, di ogni gesto, di ogni elemento, anche il più banale: il caffè mattutino, un raggio di sole, le erbe tintorie per i capelli, una canzone, un messaggio per telefono. Accetto, accolgo, ascolto, agisco (o quantomeno, faccio del mio meglio!).
Figlia mia, voglio dirti che dovrai affrontare alcune tempeste nella tua vita, sebbene io farò di tutto per proteggerti e farti sentire al sicuro. Ma sarà inevitabile. La cosa più importante che devi sapere è che, al di là di tutto ciò che potrà succedere attorno a te, tu non perda mai di vista chi sei. Sicuramente non sono la madre più coraggiosa e impavida che ti potesse capitare, e non credo che sarò in grado di insegnarti il coraggio. Quello, però, si può costruire e scovare proprio nei momenti più bui, soprattutto se le radici che sostengono il tuo giardino sono solide e forti.
Come ho scritto all’inizio di questa lettera, ad oggi ho 27 anni. Non so quale sarà la mia età quando leggerai, ma sappi che in questo momento, il momento più basso che si potesse affrontare, la tua mamma ha trovato il coraggio di andare avanti e di guardare al futuro, ha capito il valore di ogni atto di bontà, ha capito che bisogna prendersi cura di sé ed amarsi completamente prima di riuscire a donare amore agli altri. Ecco, figlia mia, la mia speranza è di essere stata capace di trasmetterti il significato più completo dell’amore, di gettare le basi per radici solide e forti in quel giardino che spetterà a te coltivare, senza mai dimenticare l’importanza di ciò che vali e di ciò che sei. Sei il dono più prezioso di te stessa, difenditi e proteggiti sempre con umiltà, fierezza e orgoglio, trova, soprattutto nei momenti di sconforto, la chiave giusta verso la saggezza e verso l’equilibrio della tua essenza, e vedrai come anche tu acquisirai il potere di amare in tutta la sua completezza.
So bene che ogni genitore desidera e auspica per i propri figli le più grandi imprese mai realizzate, spesso anche commettendo l’errore di proiettare su di loro i propri obiettivi mancati e i sogni infranti, ansie e insicurezze. Io spero di non commettere questo grave errore con te, ma di essere la tua stella polare, alla quale potrai rivolgerti, se avrai bisogno di una guida, per orientarti nel buio della notte e proseguire il tuo cammino, fino al sorgere del sole.
Ricorda, figlia mia, non possiamo controllare le circostanze esterne, ma possiamo sempre scegliere chi essere, nel pieno rispetto di sé e degli altri: medici, giardinieri, navigatori, avventurieri, artisti, scienziati. Tutte metafore per spiegare che sarai sempre e solo tu a prendere in mano la tua vita, fra alti e bassi, e a renderla il tuo unico e solo capolavoro, restando sempre fedele ai tuoi desideri, ideali e obiettivi.
Credo sia giunto il momento di terminare. Come vedi, la tua mamma è nata loquace e prolissa, quantomeno quando serve. Non oso pensare a tutte le ramanzine anche un po’ noiose e apprensive che ti farò. Sappi che la mia sarà solo preoccupazione per te, nulla di più. Ti amerò di un amore immenso figlia mia, ne sono certa. Spero davvero che riuscirò a dimostrartelo come desidero. E siccome spesso sono animata da sensazioni particolari riguardo eventi e persone (giuro che non sono una strega, semmai un po’ matta e inguaribile romantica), io sento che riuscirai a realizzare grandi cose, riuscirai a cambiare il mondo e a contribuire per renderlo un posto migliore. Sarai luce.
Quando finirai di leggere, ti chiedo soltanto di venire ad abbracciarmi. Dovrò oltretutto recuperare ancora tutti gli abbracci che per ora, con questo isolamento da quarantena, non posso scambiare con nessuno!
Questa è la ricetta di una mia cara amica russa che mi ha fatto innamorare di questo piatto. Non ho mai gradito l’insalata russa ma da quando ho mangiato la sua insalata è diventata un Must!
Prendete 4 patate medie, 3 carote medie e tagliatele a cubetti e poi cuocetele nella vaporiera (oppure lessatele circa 5-7 min). Nel frattempo cuocete 3 uova sode. Le verdure devono risultare cotte ma ben sode, lasciatele raffreddare e aggiungete i piselli (vanno bene anche quelli in barattolo circa 250 g).
Lessate anche il petto di pollo a cubetti (un petto intero se piccolo oppure 3/4 sovracosce senza pelle circa 250 g di pollo). Tagliate i cetrioli a cubetti (circa un barattolo o più). Assaggiate l’insalata e regolatevi con la quantità di cetrioli visto che danno acidità al piatto piuttosto che lasciar prevalere il gusto di patate e piselli.
Quando il pollo e le verdure si saranno intiepiditi, metteteli in una ciotola, unite i cetriolini, le uova sode tagliate a pezzetti piccoli e la maionese (circa un barattolo Heinz o Hellmans sono le meno acide), quindi mescolate bene il tutto e lasciate riposare l’insalata russa in frigorifero per un’oretta circa prima di servirla. Il giorno dopo è ancora più buona!
Adoro i cachi e a breve proverò questo budino: frullate la polpa di due cachi ben maturi con 4 cucchiai abbondanti di cacao amaro in polvere. Potete aromatizzare con vaniglia, cannella, o aggiungere le gocce di cioccolato. Versate negli stampini da budino e lasciate riposare in frigo per almeno due ore.