L’incontro con il nostro bambino interiore: lettera alla mia bambina

Nel mio lavoro ho la fortuna di conoscere e accompagnare persone che con coraggio si guardano dentro e trovano le parole e le emozioni per esprimere la ricchezza e la sofferenza del loro mondo interiore. Una persona a me cara ha scritto questa lettera che trovo molto bella. Con il suo consenso ho decisio di condividerla qui augurando ad ognuno di noi di poter incontrare e dialogare con il proprio/a bambino/a interiore.

Lunedì, 6 aprile 2020

Figlia mia, sono le ore 7:40 del mattino. La tua mamma compirà 27 anni fra un mese.

In questo momento della mia vita, non sei ancora parte del mio progetto, per diverse ragioni ovviamente. Prima fra tutte, non ho ancora al mio fianco il tuo papà, forse neanche lo conosco ancora. In realtà, non sono neanche tanto sicura di dovermi rivolgermi a te al femminile, sono un po’ condizionata dalle mie sensazioni secondo cui avrò una figlia femmina (semmai sarai tu, figlio, a leggere queste righe, perdonami. Ti sarai comunque accorto che hai una madre sgangherata, per cui so già che mi perdonerai).

Ho deciso di scriverti adesso questa lettera, che leggerai quando sarai abbastanza grande da recepirne il messaggio più profondo e prezioso.

Sto, anzi l’intero pianeta sta vivendo un momento molto particolare, qualcuno lo ha paragonato alle grandi guerre mondiali che hanno sconvolto il Novecento. Per fortuna, non ho vissuto quell’epoca, non so cosa voglia dire patire la fame, la violenza, la povertà, la distruzione. Tuttavia, in questi mesi a cavallo fra il 2019 e il 2020, il mondo si è fermato a causa di un virus aggressivo, altamente contagioso e talvolta anche letale, che finora ha decimato intere famiglie, in particolare fra le generazioni più anziane e fragili. È stato chiamato Covid-19, per gli amici “Coronavirus”, sicuramente ne sentirai parlare a lungo a scuola, sui libri (semmai ne resterà qualche esemplare quantomeno), su internet. Sarai pienamente informata sui fatti attorno a questa vicenda così sconvolgente, ma la mia intenzione adesso è quella di trasmetterti, dal mio punto di vista, tutto ciò che questo momento mi sta insegnando e sta suggellando dentro di me. Temo che fra qualche anno non sarò tanto lucida e la mia memoria sensoriale non sarà così vivida, per cui è adesso che te lo devo, animata dal desiderio di renderti partecipe e di farti testimone di una storia che potrai anche decidere di far tua, lungo il tuo percorso di vita.

Come ti dicevo, il mondo intero si è fermato. Io mi trovo in un bilocale a Sesto San Giovanni, in Lombardia, la regione più colpita e dilaniata da questa terribile pandemia. In altre parole, qualcuno potrebbe dire che mi trovo nel posto peggiore nel momento più sbagliato. Forse sarei potuta restare in Sicilia, circondata da più cure e affetto; forse avrei potuto scegliere di vivere questa quarantena, che dura ormai da un mese, in compagnia di qualcuno. Invece, ho scelto di vivere nella solitudine di questo appartamento, che è ormai diventato la mia casa da qualche settimana, il mio tempio e il mio porto sicuro.

Ho sempre avuto paura e terrore di restare sola, di non avere qualcuno con cui condividere le mie giornate, qualcuno con cui gioire e soffrire insieme. Sì, amore mio, soffrire. La sofferenza e il dolore fanno parte del ciclo della nostra vita, non si possono evitare né tantomeno respingere. Invece, dobbiamo accettarli e accoglierli. Per me, la solitudine è stata un motivo di estrema sofferenza, e l’ho sperimentato soprattutto nel corso dell’ultimo anno, durante il quale mi sono spesso sentita debole, vulnerabile, impotente.

Eppure, proprio adesso, proprio quando le circostanze storiche ci costringono a restare soli con noi stessi, rinchiusi nelle nostre case, lontani gli uni dagli altri, lontani dalla nostra routine fatta di contatti sociali e umani, sapere apprezzare e amare la solitudine diventa il dono più importante.

Non significa affatto diventare asociali, restare distaccati o inermi, soprattutto di fronte alla tragedia che si sta consumando là fuori. Al contrario, significa avere del tempo per pensare, riflettere e comprendere il senso di tutto, le grandi verità su noi stessi e sulla vita.

Fra i tanti poteri di questo virus, ce n’è uno in particolare che trovo sconvolgente: esso è stato ed è incredibilmente egualitario e “giusto”. Ogni essere umano, a prescindere da nazionalità, conto in banca, posizione sociale, religione, età, è stato colpito, sconvolto, e soprattutto messo di fronte alle sue più grandi paure, paure simili o diverse in base anche ai propri vissuti esperienziali. Non possiamo esimerci, non possiamo fuggire né far finta di nulla. Siamo fermi, incapaci di opporci, e le nostre più grandi paure sono proprio lì, a farci compagnia, sedute accanto a noi sul divano di casa, a fare la spesa con noi nei supermercati, così come sono insieme a tutto il personale sanitario che ogni giorno lotta con forza, coraggio e dedizione nelle corsie degli ospedali, così come siedono alle scrivanie delle autorità che emanano decreti dai palazzi del potere.

L’essere umano, per cultura più che per natura, è convinto di dover necessariamente mostrarsi una roccia impossibile da scalfire, che le emozioni siano segno di debolezza, che la sensibilità equivalga a fragilità. Ti dico una cosa, figlia mia: se c’è una paura di cui liberarsi, è proprio quella di dimostrarsi per ciò che si è realmente. Puri, autentici e onesti con se stessi, con quella vasta gamma di emozioni anche contrastanti che ci caratterizzano per natura. Bisogna gettare a terra le nostre maschere, e credo che il virus ci stia riuscendo, stia riuscendo a farci capire (almeno alle persone con un minimo di senno e intelligenza emotiva!) che non saremo mai onnipotenti, infallibili e non potremo mai essere in grado di controllare ogni cosa. Penso che questo sia un monito che la natura stessa ci abbia volutamente lanciato.

Lasciando per un attimo da parte i discorsi rivolti all’umanità, ti dico che quest’esperienza sta rappresentando per me il culmine del mio percorso di crescita, di maturità e di consapevolezza. Vedi, figlia mia, nella mia vita ho passato tanti momenti gioiosi e sereni, ma anche traumi, ferite e sofferenze che mi hanno segnata. Nel corso degli anni, ho dovuto fare i conti anche e soprattutto con i lati più oscuri e dilaniati della mia persona, ho dovuto ricompormi, pezzo dopo pezzo, e ogni esperienza, soprattutto le più dolorose, sebbene le maledicessi per tutto il male che mi stavano recando, mi ha lasciato, anzi restituito un pezzo di me, del mio animo, in tutta la sua autenticità.

Ho imparato che anch’io possiedo un giardino, e che questo va coltivato costantemente con amore e pazienza, specialmente in vista e in seguito alle tempeste che possono distruggerlo. Sono le tempeste, che sembrano spazzare via tutto ciò che di buono abbiamo, a farci capire davvero chi siamo, chi vogliamo essere, e cosa dobbiamo fare per rendere quel giardino nuovamente rigoglioso, anche più variopinto e florido di prima. Se non avessi compreso tutto questo, se non avessi riflettuto a lungo sulla mia mente e sul mio cuore, se non avessi imparato a prendermi cura di me, probabilmente non sarei stata in grado di affrontare questo momento devastante con questa rinnovata positività, di creare il mio piccolo spazio di sana solitudine dove coltivare amore.

È aria di desolazione, malattia e morte quella che si respira attorno a noi per ora, e, sai una cosa, quella della malattia e della morte è sempre stata la mia paura più grande, la più antica e radicata da quando ne ho memoria. Eppure, nonostante gli attimi di sconforto, terrore e perdita di controllo, con mia sorpresa riesco comunque ad apprezzare e a far tesoro di ogni singolo minuto di questa nuova quotidianità, di ogni gesto, di ogni elemento, anche il più banale: il caffè mattutino, un raggio di sole, le erbe tintorie per i capelli, una canzone, un messaggio per telefono. Accetto, accolgo, ascolto, agisco (o quantomeno, faccio del mio meglio!).

Figlia mia, voglio dirti che dovrai affrontare alcune tempeste nella tua vita, sebbene io farò di tutto per proteggerti e farti sentire al sicuro. Ma sarà inevitabile. La cosa più importante che devi sapere è che, al di là di tutto ciò che potrà succedere attorno a te, tu non perda mai di vista chi sei. Sicuramente non sono la madre più coraggiosa e impavida che ti potesse capitare, e non credo che sarò in grado di insegnarti il coraggio. Quello, però, si può costruire e scovare proprio nei momenti più bui, soprattutto se le radici che sostengono il tuo giardino sono solide e forti.

Come ho scritto all’inizio di questa lettera, ad oggi ho 27 anni. Non so quale sarà la mia età quando leggerai, ma sappi che in questo momento, il momento più basso che si potesse affrontare, la tua mamma ha trovato il coraggio di andare avanti e di guardare al futuro, ha capito il valore di ogni atto di bontà, ha capito che bisogna prendersi cura di sé ed amarsi completamente prima di riuscire a donare amore agli altri. Ecco, figlia mia, la mia speranza è di essere stata capace di trasmetterti il significato più completo dell’amore, di gettare le basi per radici solide e forti in quel giardino che spetterà a te coltivare, senza mai dimenticare l’importanza di ciò che vali e di ciò che sei. Sei il dono più prezioso di te stessa, difenditi e proteggiti sempre con umiltà, fierezza e orgoglio, trova, soprattutto nei momenti di sconforto, la chiave giusta verso la saggezza e verso l’equilibrio della tua essenza, e vedrai come anche tu acquisirai il potere di amare in tutta la sua completezza.

So bene che ogni genitore desidera e auspica per i propri figli le più grandi imprese mai realizzate, spesso anche commettendo l’errore di proiettare su di loro i propri obiettivi mancati e i sogni infranti, ansie e insicurezze. Io spero di non commettere questo grave errore con te, ma di essere la tua stella polare, alla quale potrai rivolgerti, se avrai bisogno di una guida, per orientarti nel buio della notte e proseguire il tuo cammino, fino al sorgere del sole.

Ricorda, figlia mia, non possiamo controllare le circostanze esterne, ma possiamo sempre scegliere chi essere, nel pieno rispetto di sé e degli altri: medici, giardinieri, navigatori, avventurieri, artisti, scienziati. Tutte metafore per spiegare che sarai sempre e solo tu a prendere in mano la tua vita, fra alti e bassi, e a renderla il tuo unico e solo capolavoro, restando sempre fedele ai tuoi desideri, ideali e obiettivi.

Credo sia giunto il momento di terminare. Come vedi, la tua mamma è nata loquace e prolissa, quantomeno quando serve. Non oso pensare a tutte le ramanzine anche un po’ noiose e apprensive che ti farò. Sappi che la mia sarà solo preoccupazione per te, nulla di più. Ti amerò di un amore immenso figlia mia, ne sono certa. Spero davvero che riuscirò a dimostrartelo come desidero. E siccome spesso sono animata da sensazioni particolari riguardo eventi e persone (giuro che non sono una strega, semmai un po’ matta e inguaribile romantica), io sento che riuscirai a realizzare grandi cose, riuscirai a cambiare il mondo e a contribuire per renderlo un posto migliore. Sarai luce.

Quando finirai di leggere, ti chiedo soltanto di venire ad abbracciarmi. Dovrò oltretutto recuperare ancora tutti gli abbracci che per ora, con questo isolamento da quarantena, non posso scambiare con nessuno!

Con amore,

la tua mamma.